FBL-ITA-SERIEA-ROMA-VERONAEra il 1991, erano gli anni in cui l’Est Europa era scenario di guerra.

Si tornava a sentir parlare di “pulizia etnica”: costellata di assedi, massacri, deportazioni e di altri orrori. La crudeltà dell’uomo non tarda mai a riemergere… Ciò ha avuto inizio a causa delle aspirazioni egemoniche della Serbia di Milosevic e la volontà autonomista delle repubbliche di Slovenia e Croazia, fino ad arrivare alla degenerazione nella guerra in Bosnia.

Proprio in questi luoghi e in questo periodo storico che nasce il piccolo Adem Ljajic (precisamente il 29 settembre del 1991 a Novi Pazar). Di tutto Questo logicamente Adem non può avere ricordi perché era troppo piccolo. Inoltre, bisogna dire che i suoi genitori sono bosniaci e di religione mussulmana, dunque, sono ben distanti dalle oscenità compiute dalle armate serbe.

Adem cresce sereno – per quanto sia possibile farlo in tempi di guerra – e all’età di 14 anni inizia a giocare a calcio per il Partizan Praga, con il quale esordisce in Champions League a soli 17 anni.

Il suo talento è davanti gli occhi di tutti; per questo, Ljajic viene soprannominato “il Kakà dell’est”. Persino il Manchester United si accorge di lui; anche se la trattativa per il suo trasferimento in Inghilterra non andrà mai in porto.

Passa solo un anno ed arriva per Ljajic il momento di preparare le valigie, però per dirigersi verso l’Italia.

Firenze sarà la sua meta… Sia nei tre anni alla Fiorentina sia durante la stagione, la quale è ancora in corso, alla Roma, Adem vive da solo – lontano dalla famiglia e da suoi amici, i quali lo vengono a trovare appena possono -. I suoi genitori (papà Sahmir e mamma Bimasa) e suo fratello Vahid sono sempre molto presenti e lo difendono nei momenti di difficoltà; anche i suoi amici sono venuti spesso a trovare Adem per passare un pò di tempo con lui tra: play-station, musica serba e chiacchiere.

La speranza di Ljajic è quella di poter portare il più presto possibile la sua famiglia in Italia; intanto, suo fratello è quello che più spesso passa un po’ di tempo con lui a Roma. Come non capirlo? La maestà e la bellezza della città eterna creano stupore, che poi si tramuta in dipendenza, a chiunque le ammiri per la prima volta.

Da buon professionista qual è, Adem non si concede alla vita notturna romana, come farebbero molti giovani della sua età. Infatti, l’unica musica che ascolta è quella serba e non di certo nei locali, ma a casa o in macchina. Tuttavia, bisogna dire che qualche peccato se lo concede ogni tanto mangiando la Nutella, alla quale non può proprio rinunciare. Un’altra cosa immancabile nella sua vita? La play-station.

Spulciando ancora un po’ tra le passioni di Ljajic è interessante parlare del suo idolo calcistico, il quale è un giocatore serbo che ha disputato 600 partite con la maglia del Partizan (la squadra del cuore di Adem): Sasha Ilic.

Tra alti e bassi, gioie e dolori Ljajic sta crescendo molto in questi anni in Italia e chissà che, una volta ambientatosi definitivamente a Roma, non possa fare grandi cose con indosso la maglia giallorossa. Sarebbe una bella soddisfazione per lui poter smentire tutti quelli che lo criticano; per noi poter ammirare il suo talento e godere delle sue giocate. In fin dei conti, noi romanisti i nostri giocatori li adottiamo un po’ come dei figli; quindi, non c’è cosa più bella d’immaginare la seicentesima partita di Ljajic con la maglia della Roma.

 CLAUDIA

Claudia Raponi

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