Esclusiva RTR – Júlio Sérgio Bertagnoli ai microfoni di Roma Talk Radio

Júlio Sérgio Bertagnoli ai microfoni di Roma Talk Radio nel format “All’Ombra Della Lupa” , in studio :

Lorenzo Sambucci

Leonardo Ungherini

Gianluca Fiasco

 

E’ un grande piacere avere in collegamento con Roma Talk Radio l’ex portiere della Roma Julio Sergio.

Come stai Julio?
Tutto apposto. Sempre caldo qui in Brasile. Tutto apposto.

Fa caldo e si respira l’aria del Mondiale. Voi ci siete, noi no…
Infatti…

Partiamo dai ricordi con la Roma. Esordisci nel 2009/2010 contro la Juventus perché Arthur e Doni sono infortunati. Una partita che i giallorossi perdono ma in cui tu giochi bene…
Io sono arrivato nel 2006 all’inizio della stagione. Ho lavorato moltissimo e non avevo avuto mai un’opportunità con Spalletti. Quindi in quel momento lui aveva poche scelte e mi ha messo in campo e alla fine, come hai detto te, abbiamo perso però ho fatto una bella partita. Poi ho potuto giocare un po’ di più e dimostrare tutto quello che ero come portiere. Non ero un granché però qualche cosa me la inventavo (ride, ndr).

Vieni ricordato a Roma specialmente per i due derby. Come ti è venuta in mente la parata su Mauri in quello di andata?
Noi portieri guardiamo la palla per 95 minuti, diciamo. Quindi, io non ero un portiere troppo alto ma ero abbastanza veloce per fare dei movimenti di impulso e avevo tantissima forza sulle gambe. Quindi la palla era stata respinta sul palo ed è girata verso il dischetto del rigore. Lui ha calciato di prima di sinistro e io facevo il giro a terra e con la forza della gamba sinistra e delle braccia sono riuscito a fare una bella parata di forza e di istinto e alla fine poi era un derby che dovevamo vincere. Marco Cassetti ha fatto un grandissimo gol. Tutti abbiamo fatto grandissime prestazioni. Quindi, sono bellissimi ricordi.

Al derby di ritorno, quando hai visto Floccari sul dischetto sapevi già dove avrebbe tirato il rigore?
No, io sapevo che lo avrebbe battuto verso la mia destra, perché insieme a Giorgio Pellizzaro e al ragazzo che faceva le lezioni di immagine noi abbiamo studiato tre o quattro giocatori. Io mi sono buttato lì, non con tanta forza perché se io parto presto e lui calcia un po’ più centrale io non riuscivo a fare la parata. Alla fine lui ha calciato sulle mie gambe ed l’ho respinta sulle mie ginocchia ed è andata via la palla. Lì penso che ha dato una carica a quella squadra che meritava di fare quello che ha fatto.

Peccato solo per la partita con la Sampdoria…
Ti devo dire che se vincevamo quella partita, forse io vivevo a Roma per sempre. Però purtroppo nella vita.

Quell’anno noi avevamo Julio Sergio. L’Inter, antagonista della Roma, aveva Julio Cesar, considerato il più forte portiere brasiliano. In Roma-Inter però non hai avuto nessun timore ad affrontarlo?
Paura no, mai. Però lui era di un altro livello. Ha fatto cinque, sei anni di grandissime prestazioni con la nazionale. Per me è uno dei migliori che ho visto giocare, anche tecnicamente. Io gli assomigliavo tantissimo come doti fisiche. Però lui era un’altra categoria e noi giocavamo fino alla fine. Abbiamo vinto quella partita con il gol di Luca (Toni, ndr). Alla grande. In quel momento lì ho pensato che ce l’avessimo fatta.

Alcuni dicono che quello al gol di Toni sia il più grande boato esploso all’Olimpico. Tu eri lì, come l’hai sentito?
Devo dire che noi sapevamo che l’Inter era più forte di noi. I giocatori e la stagione che stavano facendo. Quindi in quella partita lì abbiamo dato tutto. Poi quello che è successo, il modo in cui è successo, i giocatori che avevamo, purtroppo contro la Samp sono successe delle cose che alla fine non possiamo dire che abbiamo perso per noi stessi, però sono momenti che non dimenticherò mai nella mia vita. Tutto quello che è successo.

L’anno dopo c’è stata la partita di Brescia, con quelle lacrime che hanno dimostrato tutto il tuo attaccamento alla maglia e alla città. Come hai fatto a rimanere in campo con quell’infortunio?
È stata una cosa naturale da parte mia, per tutto quello che è successo. Se non sbaglio, Mexes è stato espulso, perdevamo la partita e mancavano 2 o 3 minuti più l’accrescere del tempo. È stato naturale. Non volevo uscire perché lasciare in 10 in quel momento era più difficile ancora. Quindi abbiamo provato fino alla fine e se calciavano in porta forse facevano gol. Però abbiamo provato. Quella squadra era più o meno così, sedici matti che volevano lottare sempre e che c’avevano tanta qualità. Però alla fine non siamo riusciti a fare quello che volevamo.

Parliamo di Alisson, che sembra stia prendendo la via di Madrid. Da collega e connazionale che consiglio daresti al ragazzo?
Lui l’anno scorso ha giocato poco. Quest’anno ha fatto una stagione che non si ripeterà mai. È stato il portiere più forte del mondo e difficilmente con la Roma riuscirà a fare certe cose un’altra volta e quando parliamo di Real Madrid, parliamo della squadra più forte al mondo e le cifre sono proprio pazzesche. Ho letto forse sui 75 milioni di euro, per un portiere è impossibile dire no, per la società, per il ragazzo. Il ragazzo va a giocare in una squadra che è pazzesca. Le cifre che incassa la Roma, che lo ha pagato se non sbaglio 8 milioni, fanno 75. Quindi io capisco la tifoseria che non vuole che lui vada via, però con 75 milioni non si può dire no per un portiere. Quindi anche il ragazzo e la società fanno la cosa giusta se chiudono e poi la Roma deve fare bene a trovare un sostituto che non sarà mai uguale a lui, ma che sarà un buon portiere. Però hanno ragione tutti e due, uno di voler andare e l’altro di cedere, perché non si può dire no.

Tu e Alisson vi sentite ogni tanto?
Io l’ho sentito 2 o 3 volte perché ho un’azienda qua e faccio due, tre lavori. Ho avuto l’opportunità di parlare con lui. È un ragazzo che mi ha colpito per la tranquillità e l’intelligenza. Assolutamente tranquillo. Lui sa quello che vuole. L’anno che ha fatto lui è stato impressionante. Per me è stato il numero uno al mondo, dopo De Gea, quest’anno e avere la possibilità di giocare con il Real Madrid è pazzesca. Non abbiamo parlato di questo perché non ho confidenza con lui per farlo, però non penso che stanno facendo nessuno sbaglio perché la vita è così ragazzi. La Roma sta crescendo e penso che tra poco sarà una squadra top d’Europa, però in questo momento sono cose che devono accadere, per forza.

Passando al Mondiale, vi sentite i favoriti in Brasile?
Qui abbiamo un sacco di casini. Siamo fratelli con l’Italia, la politica, la burocrazia, la corruzione e quest’anno abbiamo le elezioni, l’ex presidente che è in carcere, proprio pazzesco quello che succede qua. Quindi, quest’anno è la prima volta che penso che i Mondiali non siano vissuti come si deve. Però, una volta che inizia la partita tutti diventano pazzi. Non vedo proprio il Brasile come una che è favorita tantissimo sopra le altre nazionali, perché penso che ci siano 4 che sono forti. Sappiamo che abbiamo giocatori differenziati, Alisson, Neymar, Marcelo. Possiamo vincere ma non penso che sarà facile ed questo un po’ che dicono tutti qua. È una squadra forte che vive un calcio di altissimo livello, però abbiamo visto le altre squadre che hanno nomi abbastanza importanti. Quindi, sarà dura ragazzi.

Nei Mondiali europei poi le sudamericane faticano. L’unica volta fu nel 1958, quando il Brasile di Pelè vinse in Svezia…
Io vedo delle Nazionali che possono fare grandissime cose. Però il Brasile ha una differenza dalle altre che è l’improvviso, la tecnica, quella cosa di riuscire a fare nel modo giusto 15 secondi e fare una cosa improvvisa.

Ci sono portieri giovani in Brasile che consiglieresti alla Roma?
Oggi pochi, non vedo nessuno che possa arrivare come ha fatto Alisson. Prendere la maglia, giocare, fare la differenza e portare punti a casa. Noi soffriamo un po’ in questo senso. Abbiamo grandi portieri ma non giovani e quindi devo fare due o tre sondaggi qua per vedere. C’è un ragazzo che gioca nella Juventude, che è un bravo portiere, che non so se è ancora all’altezza della Roma.

La stessa squadra di Doni la Juventude…
Io e Doni abbiamo giocato insieme nella Juventude. Sono arrivato prima, poi mi sono fatto male, poi è arrivato lui. Abbiamo giocato quattro volte insieme in quattro squadre diverse. Oggi uno forte così proprio, non lo vedo. Però fra sei mesi forse può venirne fuori uno, perché il nostro campionato è appena iniaizato.

La Roma per te può vincere lo scudetto l’anno prossimo?
Io penso che la Roma ha creato un corpo, una squadra tosta quest’anno. Però ci sono giocatori che hanno fatto la differenza. Alisson, Dzeko. A me piace Manolas un sacco. Quindi, se riesci a fare un bel mercato e avere una rosa ancora più forte, per me la Roma sarà una di quelle che lotterà per lo scudetto fino alla fine.

Tu che hai giocato con De Rossi, ce lo vedi a fare l’allenatore?
Daniele è un bravo ragazzo, troppo cuore forse, certe volte esagera in qualche modo. Però lui non è una persona che vuole fare del male. Però se lui riesce a controllare questo istinto di volere fare il massimo sempre, senza pensare prima, lui può essere un grandissimo allenatore, perché lui vuole vincere tanto. È un romanista che sappiamo com’è e certe volte questo porta lui a fare qualche sbaglio. Però è un ragazzo perbene, un ragazzo intelligentissimo che ha vinto tutto. Daniele è un marco nella storia, dopo Francesco (Totti, ndr), è forse uno dei giocatori più forti che abbiamo avuto nella storia della Roma.

Che è successo in quel Genoa-Roma 4-3? Qualcosa a livello di spogliatoio?
Lì non lo so. Vincevamo 3-0 se non sbaglio e abbiamo perso 4-3. Sono cose che nel calcio non si spiegano, come la partita che abbiamo perso a Cagliari 5-1, quindi non c’avevamo la stessa testa. Non era lo stesso spogliatoio dell’anno scorso (2009/2010, ndr). Quelli che giocavano facevano un po’ di casino ma niente di che.

 

FOTO : Leggo Sport – EuropaCalcio – FoxSports

 

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