Alessandro Melli ai microfoni di RomaTalkRadio nel format Maciniamo Km

4-maciniamo-kmEssere figlio d’arte dà vantaggi o svantaggi?
Il dna potrebbe esser un vantaggio, ma gli svantaggi sono molteplici e vanno gestiti da ragazzi che non hanno ancora una struttura psicologica che può essere condizionata da malelingue che fanno parte del malcostume della società, non solo del calcio.

Come mai ti sei ritirato a 33 anni?
Purtroppo ho rimediato una frattura grave che all’epoca, ma anche oggi, non è di facile lettura. Il ruolo dell’attaccante è un ruolo in  cui se non stai bene fisicamente non puoi barcamenarti come in altri ruoli, la palla non la vedi mai. Mi sono reso conto che non ero più lo stesso di prima e le brutte figure erano tante, dunque ho fatto una scelta dolorosa. Totti fa bene a rimanere in campo, se sei competitivi e riesci a dimostrare il tuo valore è giusto che tu possa goderti gli ultimi anni della carriera.

Capita che i genitori interferiscano col suo lavoro coi ragazzi?
Per 10 anni ho fatto il dirigente in Serie A, dunque non ho mai avuto certe problematiche. Da quest’anno l’ho affrontate, i genitori credono che i figli possano risolvere i loro problemi. Quello che gli dico sempre è “lasciate che i vostri figli sognino ma non entrate nei loro sogni”. I genitori non devono pensare che i figli possano risolvere loro problematiche, è l’errore più grande che un genitore possa fare.

I tifosi del Parma, sempre presenti dopo possono essere la risposta italiana al modello inglese?
Per certi versi sì. Il tifoso del Parma, quando squadra o società non vanno bene, si unisce e dà il suo contributo per far sì che si riparta. Questo lo ha fatto sempre negli anni, posso testimoniarlo bene, ma siamo però ancora lontani da quella mentalità che hanno all’estero. Anche a Parma ci si lamenta di arrivare quinti o sesti in Serie A, è nel dna del tifoso italiano il fatto di mettere in discussione risultati importanti. Oggi si è contenti di vincere con Mantova o Albinoleffe, ma ci si è lamentati in passato per pareggi contro la Juventus, spesso ci si scorda da dove si arriva. Il fatto di sostenere sempre la squadra non è nel dna italiano.

Col Parma hai vinto la Coppa delle Coppe: sarebbe il caso di ricreare una terza coppa europea per ridare prestigio?
Noi abbiamo una visione italiana, abbiamo spesso snobbato le competizioni. Le altre nazioni danno più importanza alla Coppa Uefa. Il problema non è l’importanza di una competizione, è che siamo noi italiani giusti a non dare importanza a quest’evento. Non lo diamo neanche alla Coppa Italia, che è un trofeo che ti permette di giocare in Europa, dove le squadre migliori fanno giocare le seconde linee. Siamo noi italiani a dover cambiare, non chi comanda il calcio.

Quando qualche commentatore tv ti muoveva critiche ti arrabbiavi?
Tutti abbiamo un orgoglio personale. Se la critica è costruttiva è ben accetta e può anche imparare dalla critica, ma a volte qualcuno va sul personale e questo mi dava fastidio. C’è anche il discorso per cui il giocatore non crede che il giornalista abbia una competenza tecnica. Sentirsi criticati da chi non ha mai giocato dà fastidio.

Roma Talk Radio – Format : Maciniamo Km

A cura di : Fiore Ciampi, Andrea Calò, Gabriele Conflitti

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